Ten. Col. STEFANO DE GIOANNINI

29.03.2014 10:36

TENENTE COLONNELLO STEFANO DEGIOANNINI 

(Quarto Comandante dello Squadrone Guardie de Re 1874-81)

Una leggendaria figura di ufficiale, emblematica nella sua completezza professionale di Carabiniere, ha prestato servizio al Reggimento Corazzieri nei primi anni di vita del reparto quando era ancora solo uno Squadrone; valoroso a tutto tondo perché capace di esprimere a livelli di eccellenza il suo coraggio, la sua sagacia e la sua iniziativa in tutti i settori del servizio istituzionale: in battaglia, nella lotta al brigantaggio, nella tutela della pubblica salute, nella tutela dell’incolumità del Sovrano.

Si tratta di Stefano Degioannini[1], egli nacque a Ceva, che allora era in provincia di Mondovì, il 10 novembre 1834 e si arruolò volontario, una prima volta, in occasione della guerra di Crimea, il 26 aprile 1855, quale soldato nel Reggimento Cavalleggeri di Novara; il suo servizio ebbe la durata della campagna di guerra, cui non prese parte. Cavalleggeri di Novara in quella circostanza fornì, al reggimento di cavalleria provvisorio che fu costituito per far parte del corpo di spedizione, il suo primo squadrone che divenne il primo anche del nuovo temporaneo reggimento.

Il 12 aprile 1856 fu congedato e il 1 gennaio 1857 assunto nell’Amministrazione delle Poste ma, con l’inizio della nuova campagna di guerra, la seconda guerra d’indipendenza, il 29 aprile 1859 lasciò l’impiego presso l’amministrazione delle poste e tornò nuovamente sotto le armi.

 

Il 29 maggio 1859 fu ammesso quale soldato volontario nuovamente nel Reggimento Cavalleggeri di Novara. Il 27 settembre 1859[2] fu transitato quale granatiere nel 1° Reggimento Granatieri di Sardegna da dove, il 1 novembre 1859[3], fu trasferito nel 3° Reggimento Granatieri di Lombardia. Con tali reparti partecipò alla seconda guerra d’indipendenza condotta dai Franco – Piemontesi contro gli Austriaci meritando la concessione della Medaglia Francese commemorativa della campagna d’Italia del 1859.

 

 

L’11 dicembre 1859[4] fu promosso sottotenente nel 2° Reggimento Granatieri di Sardegna e prese parte alla campagna d’Ancona e Bassa Italia del 1860. Il suo comportamento nella nuova campagna si segnalò subito per il valore e gli procurò la concessione, il 3 ottobre 1860, della menzione onorevole “Per essersi maggiormente distinto alla presa di Ancona”.

La menzione onorevole costituiva, a quell’epoca, il terzo grado di ricompensa al valore militare dopo la medaglia d’oro e quella d’argento ma non compariva sull’uniforme. Col Regio Decreto 8 dicembre 1887, n. 5100[5] la ricompensa fu trasformata in medaglia di bronzo e le menzioni onorevoli che fino ad allora erano state concesse furono commutate in medaglie di bronzo, da allora gli insigniti ebbero diritto di apporre sull’uniforme la medaglia o il relativo nastrino secondo i casi.

 

 

Con lo stesso reggimento partecipò ai combattimenti per la presa di Mola di Gaeta, il 4 novembre 1860, in cui il 2° Reggimento Granatieri di Sardegna, per l’eroico comportamento, ebbe, in concessione di reparto, la medaglia d’argento al valor militare. Anche il Sottotenente Degioannini si distinse nella circostanza tanto che gli fu concessa una seconda ricompensa al valor militare, una medaglia d’argento, “Per essersi particolarmente distinto nei combattimenti per la presa di Mola di Gaeta, 4 novembre 1860[6].

 

 

Il 16 aprile 1861[7] fu trasferito nel 5° Reggimento Granatieri di Napoli conseguendo il 27 giugno 1861[8] la promozione a luogotenente. Chiese quindi il trasferimento nell’Arma dei Carabinieri che ottenne il 24 novembre 1861[9]. Fu quindi destinato, il 14 dicembre 1861 alla 14ª Legione (Allievi), che aveva sede a Torino, ove rimase in forza fino a quando fu assegnato, 31 marzo 1864, all’8ª Legione (Chieti). In questa ricoprì dapprima l’incarico di aiutante maggiore in 2ª fino al 12 maggio 1864 quando assunse il comando della Luogotenenza di Vasto.

Nell’incarico si impegnò particolarmente nella lotta al crimine conseguendo una nuova medaglia d’argento al valor militare perché, dopo aver circondato con 9 carabinieri il rifugio del pluriomicida Argentieri, lo ridusse personalmente all'impotenza, la motivazione recita “Pel valore dimostrato nell’affrontare risolutamente un temibile malfattore autore di numerosi gravi delitti, armato di lungo stile, riuscendo a disarmarlo, mercé il valido aiuto di alcuni dipendenti, ed a trarlo in arresto.” Masseria Fiadone (Atessa), 14 maggio 1865[10].

 

 

Per il suo grande impegno ed i suoi meriti nella lotta al brigantaggio, fu insignito, il 2 dicembre 1866, della croce di cavaliere dell’ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro con la motivazione “Per i molti servizi finalizzati a reprimere il brigantaggio nel circondario di Vasto (Abruzzo Citra)”.

 

 

Il suo valore gli consentì poi di conseguire la massima onorificenza militare italiana: fu decorato della Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia conferitagli “Per lo strenuo valore dimostrato nel sostenere con soli sei dipendenti l’attacco di una banda di cinquanta briganti, alla quale, col concorso di altri nove carabinieri sopraggiunti, tenne testa per più di un’ora. Accorsi poi altri rinforzi i briganti furono svolti in fuga, lasciando sul campo un morto, armi e munizioni”. Masseria Marcone, tenimento di Atessa – Vasto, 14 maggio 1866[11]. L'azione dell'ufficiale valse a conseguire la liberazione di tredici Guardie Nazionali sequestrate da briganti, dai quali sarebbero state certamente fucilate.

 

 

Il 3 marzo 1868 fu trasferito alla Legione di Bologna ove assunse l’incarico di comandante della Compagnia di Imola. Qui gli pervenne, concessagli con Regio Decreto 21 novembre 1869[12], la medaglia di bronzo istituita per i benemeriti della salute pubblica[13] per essersi distinto durante l’epidemia di colera che colpì, negli anni 1867 e 1868, i comuni di Guilmi e Paglieta in provincia di Chieti. Anche nel nuovo incarico si fece molto apprezzare per le sue doti umane e professionali.

 

 

Il 16 febbraio 1870 si sposò con la Signora Maria Fornioni; partecipò poi alla campagna del 1870 per l’occupazione di Roma e fu autorizzato a fregiarsi della medaglia commemorativa delle guerre combattute per l’indipendenza e l’unità d’Italia[14] colle fascette delle campagne del 1859, 1860 – 61 e 1870 cui aveva preso parte.

 

Il 14 dicembre 1873 fu promosso capitano[15] e, il 18 dicembre 1873 destinato alla Legione Roma per il Drappello Guardie del Re[16] di cui divenne comandante il 12 ottobre 1874, incarico che mantenne fino al 13 giugno 1881. Periodo da ritenere alquanto lungo secondo gli standard dell’epoca, ma motivato dal fatto che egli fu il primo e vero organizzatore del servizio dello Squadrone al palazzo del Quirinale che, sia detto per inciso, divenne sede effettiva della reggia con qualche anno di ritardo rispetto alla presa di Roma nel 1870; durante il suo comando ebbe modo di definire lo studio, che era già iniziato quando la capitale era ancora a Firenze, per l’adozione di uniformi idonee[17] allo svolgimento del servizio d’onore presso il Sovrano, fu infatti il 5 novembre 1876 con il fondamentale atto n. 140 “Divisa degli ufficiali e della truppa dei Reali Carabinieri specialmente incaricati del servizio d’onore e di guardia presso S. M. il Re [18] che furono definitivamente stabilite le uniformi per il servizio dei Corazzieri e che sono sostanzialmente quelle ancora in uso salvo ritocchi secondari prevalentemente dovuti al cambio delle cifre reali in occasione dell’avvicendarsi dei Sovrani o al mutamento della forma istituzionale dello Stato.

 

Due anni dopo, a Napoli, ebbe ancora modo di distinguersi contribuendo con il suo personale, decisivo intervento, in rinforzo di quello del Primo Ministro Cairoli, a sventare l’attentato dell’anarchico Passanante alla vita del Re Umberto I; per tale atto di valore gli fu concessa la terza medaglia d’argento al valore militare con la seguente motivazione “Per aver contribuito, personalmente, ad impedire che avesse effetto l’attentato alla Sua Real Persona, il 17 novembre 1878 a Napoli[19]. In segno di riconoscenza ricevette in dono, dalla città di Napoli, una sciabola d'onore.

 

La Gazzetta di Mondovì[20], giornale diffuso nella zona d’origine dell’ufficiale, così descrive il fatto: “… Nella carrozza reale il Re dava la destra alla Regina, il Principino[21] innanzi all’augusta sua mamma e il Presidente del Consiglio onor. Cairoli di fronte a S. M. il Re: cavalcava a destra il generale Devecchi e a sinistra il capitano comandante lo squadrone dei corazzieri De Gioannini da Ceva. Dicesi il Re non abbia voluto essere scortato, sicuro dell’affetto del suo popolo, da una fila di corazzieri. La carrozza si era appena allontanata di 100 metri dalla stazione, quando un ceffo, di sinistro aspetto, si slancia dalla parte del Re fingendo dargli una supplica, ma invece estrae colla destra un pugnale e gli vibra un primo colpo al petto, che dal Re viene parato coll’impugnatura della sciabola; la Regina si alza e grida: Cairoli salvi il Re! ma l’onorevole Cairoli già era alle prese coll’assassino avendolo afferrato per i capelli; l’assassino mena un colpo al ventre di Cairoli e lo ferisce piuttosto gravemente alla coscia destra, in quell’istante il cav. De Gioannini supera la folla, spicca un salto col cavallo e arriva in tempo a menare tale un fendente alla testa del sicario, che lo stramazzò a terra dove fu raccolto da una guardia municipale e dai questurini. …. Dalla sua città giunsero all’ufficiale telegrammi di felicitazione cui egli rispose, da Roma, il 26 novembre 1878 così:
-      alla Giunta Municipale: “Orgoglioso quanto feci salvezza mio Re ringrazio commosso Giunta Municipale affettuose parole con cui mi onoraste. Degioannini”;
-      alla Società Operaia di Ceva: “Fiero quanto feci salvezza mio Re ringrazio affezione dimostratami concittadini operai stringo loro affettuosamente mano. Degioannini[22].

 

 

Il 12 giugno 1881[23] fu promosso maggiore e destinato alla Legione di Ancona, ivi il 5 gennaio 1882[24], gli fu conferita, di motu proprio del Sovrano, l’onorificenza di ufficiale dell’Ordine della Corona d’Italia mentre era comandante di quella divisione (corrispondente all’attuale comando provinciale) di Ancona; in seguito, nel 1886, promosso tenente colonnello, fu destinato al comando della importante divisione di Torino ove, colpito da morbo inesorabile, morì il 7 settembre 1888.

 

 

 

 

 

 

 

La sua scomparsa provocò grande dolore in quanti avevano conosciuto le sue spiccate qualità umane e militari; il Bollettino dei Carabinieri Reali[25] pubblicò il lungo commosso necrologio qui a fianco.

 

Il 28 ottobre 1894 l’Amministrazione Comunale di Ceva decise di onorare l’illustre concittadino prematuramente scomparso esponendo una statua che ne riproduceva il busto sulla facciata del municipio[26]; l’opera fu finanziata mediante una pubblica sottoscrizione promossa dalla Società degli Operai, del Comitato Promotore[27] fu Presidente Onorario Benedetto Cairoli[28], e cui contribuì, fra gli altri, anche Edmondo De Amicis[29].

Nella circostanza, la vedova Signora Maria Fornioni fece avere alla Società degli Operai di Ceva la sciabola con cui l’eroe, a Napoli, aveva salvato la vita del Re con l’incarico di consegnarla al Municipio di Ceva in occasione della cerimonia di inaugurazione del busto[30].

La sciabola fu quindi esposta in un’urna a vetri nella Sala Consiliare del Municipio fino al 1922 quando, nell’intento di istituire il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri Reali, su incarico del Comando Generale, il Capitano Umberto Lupi, comandante della Compagnia di Mondovì, fece a tal fine richiesta del cimelio al Comune; il Consiglio, riunitosi il 19 marzo 1922, tenuto conto che la figlia dell’ufficiale, Giuseppina, con sua lettera del 14 gennaio precedente aveva espresso il consenso, aderì alla richiesta sia pure con rincrescimento. Da allora l’arma si trova esposta presso il Museo Storico[31] che, formalmente istituito solo alcuni anni dopo[32], iscrisse, il 16 febbraio 1932, il Comune di Ceva nell’Albo dei Benemeriti dell’Ente[33].

 

 

       

[1] Il suo cognome è indicato talora, nei documenti ufficiali più recenti, anche come Degiovannini o De Giovannini.

[2] Dispaccio ministeriale 6 settembre 1859 n. 10641 (Personale).

[3] Circolare ministeriale 21 ottobre 1859 n. 123 (Gabinetto).

[4] Regio Decreto 11 dicembre 1859 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 12 gennaio 1860 terza pagina.

[5] Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 298 del 20 dicembre 1887.

[6] Gazzetta Ufficiale n. 210 del 28 agosto 1861 seconda pagina, il suo nome è erroneamente indicato come “Luigi”, ma anche Giornale Militare del Ministero della Guerra – Bollettino – Supplemento al n. 6 pagina 63.

[7] Circolare ministeriale 14 marzo 1861 n. 24 (Fanteria).

[8] Regio Decreto che non è stato possibile rinvenire sulla Gazzetta Ufficiale.

[9] Gazzetta Ufficiale n. 301 del 12 dicembre 1861 prima pagina.

[10] Regio Decreto 20 luglio 1865 che non è stato possibile rinvenire sulla Gazzetta Ufficiale.

[11] Regio Decreto 13 gennaio 1867 che non è stato possibile rinvenire sulla Gazzetta Ufficiale.

[12] Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 138 del 19 maggio 1870 seconda pagina.

[13] Regio Decreto 28 agosto 1867 n. 3872 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 235 del 28 agosto 1867.

[14] Istituita col Regio Decreto 4 marzo 1865 n. 2174 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 59 del 9 marzo 1865.

[15] Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 28 del 2 febbraio 1874 prima pagina.

[16] Una delle varie denominazioni assunte dal reparto prima di quella definitiva di Squadrone Carabinieri Guardie del Re.

[17] Il servizio svolto a Firenze nel 1868 per le nozze dell’erede al trono Umberto con la principessa Margherita, svolto indossando la grande uniforme da carabiniere cui furono aggiunti l’elmo e la corazza neri che già erano disponibili nei magazzini militari aveva suscitato, per l’estetica approssimativa, una garbata critica del settimanale L’Emporio Pittoresco, anno V, n. 195, del 24 – 30 maggio 1868, pagine 322 e 323.

[18] Pubblicato sul Giornale Militare del Ministero della Guerra, Parte Prima, fascicolo n. 35, dell’11 novembre 1876.

[19] Motu Proprio di Sua Maestà del 23 novembre 1878.

[20] Numero del 21 novembre 1878, anno X, n. 140, nella rubrica Corrispondenze.

[21] Il principe ereditario, il futuro Re Vittorio Emanuele III.

[22] Gazzetta di Mondovì numero del 28 novembre 1878, anno X, n. 143, nella rubrica Corrispondenze.

[23] Gazzetta Ufficiale n. 149 del 27 giugno 1881 pag. 2637.

[24] Gazzetta Ufficiale n. 40 del 16 febbraio 1882 pag. 713.

[25] Anno XI, 1888, parte seconda, mese di settembre, pagina 483

[26] Sito in Ceva, piazza Vittorio Emanuele II.

[27] Come riportato dai documenti della Società degli Operai di Ceva dell’epoca.

[28] Presidente del Consiglio dei Ministri, ormai defunto sin dal 1889, che aveva col Degioannini contribuito, nel 1878, a salvare la vita al Re in occasione dell’attentato del Passanante.

[29] Noto autore del libro Cuore.

[30] Il Falconiere – Gazzetta di Ceva del 28 ottobre 1894.

[31] Sito in Roma, piazza Risorgimento 46.

[32] Regio Decreto 3 dicembre 1925 n. 2495 “Istituzione ed erezione in ente morale del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri Reali” pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 30 gennaio 1926 n. 24.

[33] Bollettino – notiziario del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri Reali anno I, n. 1, del 30 aprile 1932, pagina 5.