STORIA DEL GRUPPO CORAZZIERI

Le origini di ogni storia, di solito, sono incerte e frammentarie. Quelle del Reggimento Corazzieri, per esempio, risalgono ad epoche antiche di oltre cinquecento anni, tanto da essere, ancor oggi, offuscate dalla caligine delle leggende senza tempo. Ma, se la storia dei Carabinieri Guardie rimonta a secoli memorabili, quella del Gruppo Corazzieri in congedo, invece, è assai più recente e nota, sebbene, si riallacci idealmente a quella dell’Associazione Nazionale Carabinieri, snodandosi, poi, con essa per oltre un secolo.

Narrano, infatti, le cronache che, il 1° marzo del 1886, in quel di Milano, si riunì un Comitato Promotore, che, dopo una intensa attività organizzativa, si trasformò in Consiglio Direttivo e costituì quell’Associazione di Mutuo Soccorso tra congedati e pensionati dai Carabinieri Reali, che potremmo realisticamente considerare come l’antesignana dell’odierna Associazione Nazionale Carabinieri. Questo Sodalizio, il primo sorto in forma societaria tra militari non più in servizio, anche se sotto denominazioni diverse, si diffonderà presto in ogni angolo della Penisola, dai maggiori agglomerati urbani sino ai più piccoli borghi di campagna, divenendo un punto di riferimento per i tanti che, lasciato il servizio attivo, desideravano ancora rinsaldare il legame di attaccamento alla Benemerita e ricevere un supporto assistenziale ove ne avessero avuto bisogno.

Anche a Roma, nel 1905, fu costituita una compagine di Carabinieri in quiescenza, chiamata Fratellanza fra Carabinieri in congedo di Roma e provincia, sebbene, secondo taluni, questa fosse già attiva, anche qui, sotto altro nome, già dalla fine dell’Ottocento. Tra coloro che ne andarono a serrare le fila vi erano anche quei Carabinieri che Vittorio Emanuele II di Savoia, nel 1868, scelse tra i più alti e prestanti delle Legioni territoriali di Firenze, Milano e Bologna, affidando loro i compiti di scorta d’onore e di sicurezza in occasione delle nozze tra il figlio Umberto, erede al trono d’Italia, e la Principessa Margherita di Savoia-Carignano, e che, poi, manterrà, con il popolare appellativo di Corazzieri, a salvaguardia della sua persona e di quella di tutta la Real Casa.

Per quasi cent’anni, quindi, fino a quando, cioè, non saranno costituiti il Gruppo Corazzieri in congedo e la Sezione Roma Quirinale

dell’Associazione Nazionale Carabinieri, i Corazzieri in quiescenza residenti nella Città Leonina, faranno parte della Sezione capitolina del Sodalizio.

La fondazione, sia del Gruppo Corazzieri in congedo, che della Sezione A.N.C. Roma Quirinale non avvenne, però, come dicevano i nostri antenati latini, sic et simpliciter, ma gradualmente, attraverso una serie di tappe intermedie, prima tra tutte la solenne cerimonia organizzata a Roma, nell’autunno del 1987. Il 4 ottobre di quell’anno, infatti, sotto gli auspicii del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e dell’allora comandante dei Carabinieri Guardie, il colonnello  t.SG Giancesco Azzolin, la caserma “Maggiore MAVM Alessandro Negri di Sanfront” (la “Sanfront”, per tutti gli appartenenti al Reparto!) ospitò il primo Raduno Nazionale dei Corazzieri in congedo. In quell’occasione, dopo la deposizione di una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto ed una messa in suffragio di tutti i defunti del Reparto, più di mille Corazzieri in quiescenza, unitamente a quelli in servizio, fecero dono al Capo dello Stato di una particolare corazza, di oltre due metri di altezza, appositamente realizzata per la circostanza dal maresciallo maggiore Antonio Trubiani, capo-armaiolo dei Carabinieri Guardie. Appena pochi mesi più tardi, il 23 aprile del 1988, sempre a Roma, i Corazzieri non più in servizio di tutt’Italia tornarono a darsi appuntamento per un incontro conviviale tra vecchi compagni d’arme.

Nel corso degli anni, altri incontri saranno organizzati un po’ in tutto lo Stivale, per rinverdire nei ricordi, rincontrare vecchi amici, rivivere i momenti più belli della giovinezza.

Così, il 25 aprile 1989, le vecchie glorie del Reparto si ritrovarono a Venezia, poi, il 1° maggio 1994, a Vicenza, il 30 aprile del 1995, ad Alatri, in provincia di Frosinone, quindi, il 19 ottobre 1996, a Merano, ed infine, per ben due volte, l’8 dicembre 1996 ed il 2 aprile 2006, ad Orbetello.

Tra tutti quelli elencati, il raduno celebrato ad Alatri è da considerarsi quello più importante, poiché fu in quell’occasione che fu concepita la proposta di costituire una Sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri formata di soli Corazzieri in congedo.

La mozione, presentata dal maresciallo Brentegani e dai corazzieri Zampieri, Capitanelli e Bello, venne, però, respinta dalla Presidenza Nazionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri, che, già nel 1987, ne bocciò una simile, ventilata dal comandante dei Corazzieri Giancesco Azzolin, e sostenuta anche dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Finché, nel 1995, arrivò la svolta. Nel mese di giugno di quell’anno, infatti, mentre Genova ospitava l’ottavo Raduno Nazionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri, il Presidente Nazionale del Sodalizio, generale di Corpo d’Armata Giuseppe Richero, autorizzò la costituzione, in seno alla Sezione del capoluogo ligure, di un Gruppo Subacquei dell’A.N.C. Di fatto, con quell’atto, la Presidenza Nazionale dell’A.N.C. riconosceva ai congedati di una “specialità” dell’Arma di costituirsi in una compagine autonoma.

Sulla scia degli avvenimenti di Genova, grazie all’interessamento del tenente Aldo Conidi e del corazziere Giovanni Pegoraro, rispettivamente Vicepresidente Nazionale e Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Carabinieri, venne, finalmente, costituito il Gruppo Corazzieri 

in congedo. Era il 27 giugno 1997. Già allora, esso si componeva di tutti quei Corazzieri non più in servizio che, pur essendo parte di altre Sezioni A.N.C., avevano deciso di farne parte per tenere vivo il sentimento di devozione alla Patria, lo spirito di corpo, il culto delle gloriose tradizioni di cui il Reggimento Corazzieri è geloso custode. Il 4 ottobre successivo, a dieci anni esatti di distanza dal primo incontro, la caserma “Sanfront” ospitò il secondo Raduno Nazionale dei Corazzieri in congedo. Durante la cerimonia, svolta alla presenza del Consigliere Militare del Presidente della Repubblica, Gen. Scaramuccia, del Presidente Nazionale dell’A.N.C. Gen. Richero e del Generale Corsani, già Comandante dei Carabinieri Guardie dal 1975 al 1980, il colonnello t.S G Tommaso Meli, comandante del Reggimento Corazzieri, consegnò solennemente al Gruppo Corazzieri in congedo il loro emblema: il labaro che, ancora oggi, prende parte a tutte le cerimonie più importanti e significative. Tre anni più tardi, nel maggio dell’anno del grande Giubileo del Duemila, parallelamente al Gruppo Corazzieri in congedo, venne fondata anche la Sezione A.N.C. Roma Quirinale. Suo primo Presidente fu eletto, all’unanimità, il generale di Divisione Ferdinando Corsani, che manterrà l’incarico sino al 2005, quando cederà il testimone al generale di Brigata Franco Bazan, comandante dei Carabinieri Guardie dal 1988 al 1990.

Nonostante la costituzione di quest’ultimo organismo, il Gruppo Corazzieri in congedo non cessò di esistere. Invero, mentre la Sezione Roma Quirinale si componeva  senza tenere conto dei soci simpatizzanti e delle Benemerite - di quei Corazzieri e Carabinieri che, lasciato il servizio attivo, vi avevano fatto richiesta di appartenenza, del contro, invece, del Gruppo Corazzieri in congedo facevano parte esclusivamente gli appartenenti in quiescenza al Reggimento, tanto che costoro serrassero le fila della Sezione A.N.C. Roma Quirinale, quanto che fossero iscritti presso altra sede del Sodalizio. Per suggellare la nascita della nuovo organo, il 5 ottobre 2002, in occasione del terzo Raduno Nazionale dei Corazzieri in congedo, svolto, ancora una volta, nel cortile interno della caserma “Sanfront”, venne offerta alla Sezione la Bandiera tricolore. In quella data, infatti, nel corso di una suggestiva cerimonia, il comandante del Reggimento, Generale di Brigata Tommaso Meli, consegnò il sacro Vessillo nelle mani della Signora Luigia Faruffini di Sezzadio, vedova del generale di Brigata Pier Vittorio Faruffini di Sezzadio, già comandante del Reparto dal 1970 al 1975, e madrina della Sezione.

Ma, costituita la nuova Sezione, si prefigurava già il problema di reperire una sede adeguata ad ospitarla. Grazie alla tenacia del Presidente Corsani ed alla cortese, fattiva, vitale collaborazione del Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Dott. Gaetano Gifuni, ai Corazzieri in congedo furono concessi i locali, completamente restaurati, situati al civico 54 di Via delle Scuderie, ma facenti egualmente parte del Palazzo presidenziale. Il 22 settembre 2004, alla presenza del Dott. Gifuni, di autorità civili e militari e di una nutrita rappresentanza di Corazzieri in congedo, il Consigliere per la Sicurezza e le Infrastrutture del Presidente della Repubblica, Gen. Giuseppe Tavormina, consegnò nelle mani del Presidente Corsani, le chiavi della nuova sede del Sodalizio, intitolata al Corazziere M.O.V.M. Calcedonio Giordano trucidato alle Fosse Ardeatine. Prima di allora, i Corazzieri in quiescenza erano stati ospitati presso la caserma “Sanfront”.

Dal settembre 2004, ha inizio la storia recente del Gruppo Corazzieri in congedo e, conseguentemente, della Sezione Roma Quirinale dell’Associazione Nazionale Carabinieri. I Corazzieri in quiescenza, ieri come oggi, adempiono ad una serie di finalità. Ed infatti, oltre a svolgere servizio d’ordine all’interno del Palazzo del Quirinale, in occasioni di particolare interesse culturale, quali l’apertura domenicale della residenza presidenziale o nel corso delle varie mostre d’arte che vi vengono periodicamente allestite, a costoro è, altresì, affidato il compito di scorta d’onore al glorioso Medagliere dell’Arma dei Carabinieri in tutte le manifestazioni di particolare rilevanza.

Ma, tra tutti gli incarichi che questo Sodalizio si prefigura di svolgere, il più importante rimane sempre quello di salvaguardare, unitamente ai colleghi in servizio, le nobili tradizioni di cui il Reggimento è depositario, affinché queste non vengano dimenticate e siano costantemente tramandate ai più giovani. A tutti i Corazzieri in congedo, dunque, il compito di tenere sempre vivo il fuoco della memoria, la fiamma del ricordo, perché le future 

generazioni, vestendo quelle stesse uniformi che furono degnamente indossate da quanti le hanno precedute, possano prestare il loro servizio, consapevoli di far parte di un Reparto, uno degli ultimi di Cavalleria, dove il valore personale e la dignità umana non sono mai venuti meno. 

Forti, fermi, dignitosi, secolari: come delle querce. Sempre orgogliosi di aver fatto parte del più bel Reggimento al Mondo. Sempre fieri di far parte della più prestigiosa Sezione A.N.C. d’Italia. 

     Attualmente la Sezione si compone di  594 Soci

by Andrea Alessandrini
 

                   

NASCITA DEI "CORAZZIERI"

Nel 1868, Umberto di Savoia, principe ereditario d'Italia, si sposava con la principessa Margherita di Savoia-Genova.

Il Re Vittorio Emanuele II voleva farli scortare da uno speciale squadrone di cavalleria, come avveniva nelle altre monarchie europee.

Il matrimonio di un principe ereditario era un grande avvenimento e ne veniva affidata la scorta ai migliori corpi di cavalleria, quali: Corazzieri, Ussari Dragoni.

Vittorio Emanuele pensò ai Carabinieri, come era stato con lui 26 anni prima (1842) quando, giovane principe ereditario, si era sposato con la principessa Maria Adelaide di Lorena (a Stupinigi) ed era stato scortato da uno speciale squadrone di Carabinieri. Speciale perchè i militari indossavano la marsina, con spalline e cordelline da Carabiniere, pantaloni bianchi in pelle di daino, stivaloni alla scudiera, crespini bianchi in cuoio duro, elmo e corazza, ad imitazione dei Corazzieri Napoleonici.

A differenza del suo matrimonio in cui i Carabinieri, una volta terminato il servizio, riconsegnarono tutto il vestiario al magazzino e ognuno rientrò al proprio reparto di appartenenza, il Re volle che lo Squadrone restasse come sua guardia personale per i servizi di scorta e d'onore.

Infatti, delle vecchie guardie del corpo, oramai in via di scioglimento, era rimasta una sola compagnia che prestava servizio ai portoni del Palazzo Reale.

I Savoia avevano una predilezione particolare per i Carabinieri e li volevano con loro dovunque si recassero all'esterno del Plazzo come scorta personale, anche in battaglia.

Il 7 febbraio 1868, una disposizione del Comando Generale diramata a tutte le Legioni, disponeva che entro il 2 marzo successivo, 80 Carabinieri a cavallo dovevano concentrarsi a Firenze (allora Capitale d'Italia) per scortare i principi Umberto e Margherita, al momento del loro ingresso in città.

I Carabinieri scelti per tale circostanza dovevano avere particolari requisiti fisici e morali: condotta irreprensibile, fisico asciutto, snello, abilità nell'equitazione e altezza non inferiore ai 180 centimetri.                                                        

Lo Squadrone si accasermò nel convento Carmelitano di Santa Maria del Carmine, situato al di là dell'Arno. Dopo l'unita d'Italia (1861) molti conventi furono adibiti a caserma.

Umberto e Margherita vollero mantenere la tradizione Sabauda e si sposarono a Torino, il 22 aprile 1868. Il giorno successivo si recarono, in treno, a Firenze. Durante il tragitto fecero sosta a Piacenza, Parma , Modena e Bologna per salutare le popolazioni. Il 29 scesero alla stazione di Sesto Fiorentino e da li raggiunsero Castello, un paese a metà strada fra Sesto e Firenze ed alloggiarono in una villa medicea (Villa di Castello). Il 30 mattina i due principi si recarono alle Cascine. Qui furono accolti dal sindaco e dalle autorità fiorentine ed inaugurarono la Facoltà di Scienze Agrarie e Zootecniche dell'Università di Firenze (Palazzo delle Cascine, ancora oggi sede della facoltà universitaria).

All'uscita, i principi, trovarono ad aspettarli sul piazzale antistante(oggi Piazzale delle Cascine, ma noto ai fiorentini come Piazzale del Re) la carrozza reale, trainata da sei cavalli e, schierato in linea di fronte, lo speciale squadrone di Carabinieri, al comando del Capitano Francesco Dardanelli, primo comandante dei Corazzieri.

I Carabinieri indossarono gli stessi elmi, corazze e stivaloni vestiti 26 anni prima e rimasti fino ad allora nei magazzini. Salutati dalle salve di cannone (e qui comincia la forma ufficiale)i principi salirono in carrozza e, scortati dallo squadrone a cavallo, alle ore 11 si mossero alla volta di Palazzo Pitti, dove li attendeva il Re.Vittorio Emanuele stabilirà come residenza per sè e per la Corte, Palazzo Pitti, già sede dei Medici e dei Lorena, Granduchi di Toscana. Il corte percorse il viale alberato che fiancheggia l'ippodromo delle Cascine (Viale degli Olmi) ed entrò in città. Arrivò fino a Santa Maria Novella, percorse via Tornabuoni, attraversò l'Arno al ponte della Santissima Trinità e dopo due ore e mezza giunse a Palazzo Pitti.

Il percorso è lungo ma il tempo impiegato può far pensare che la scorta sia stata effettuata "al passo", nè poteva essere altrimenti vista la ressa, la calca della popolazione venuta da ogni parte per vedere i principi da vicino. Fu un trionfo, un grande successo per la Monarchia.

Lo Squadrone non fu sciolto come nel 1842, ma rimase attivo quale guardia personale del sovrano.

La definitiva soppressione delle Guardie del Corpo avvenne in data 1° febbraio 1870.

Il 30 aprile 1868 avviene il nostro debutto in pubblico.

La storia dei Corazzieri comincia qui 

 
 

 

COSI' CI HANNO VISTO ALL'ESTERO

Autore delle due  raffigurazioni è il professor Richard Knötel, nato a Glogau (all’epoca Germania, oggi Polonia) il 12 gennaio 1857 e morto a Berlino (Germania) il 26 aprile 1914; egli è stato uno tra i più noti e importanti artisti di soggetto militare; ha realizzato un enorme lavoro di ricerca e raccolta di dati sulle uniformi europee che ha poi riversato in opere di grande valore come “Handbuch der Uniformenkunde”.

 

Henri Meyer, nato a Mulhouse (Francia) nel 1844, morì a Parigi (Francia) nel 1899, è un fumettista e illustratore francese, noto per aver disegnato le illustrazioni dei romanzi di Giulio Verne, edizioni Hetzel. Egli realizzò anche numerose copertine per il supplemento illustrato de Le Petit Journal, tra cui quella sul L’Armée Italienne del 28 maggio 1892.